LIEDERCHANTO

Inizierà l’11 novembre prossimo alle 17, nella cornice della Chiesa Evangelica Riformata, in viale Cattaneo 2 a Lugano, la quarta edizione della rassegna LiederCHanto, dedicata al mondo prezioso e raffinato della musica vocale da camera. La stagione 2018, dal titolo LiederDialoghi, promossa da 753ArteBellezza accompagnerà gli ascoltatori, negli anni sempre più numerosi e coinvolti, in un percorso originale nelle molteplici forme del Lied, termine tedesco nato per indicare forme di canto cameristico accompagnato che nei secoli, da origini popolari, ha conquistato l’attenzione di tutti i maggiori compositori. L’11 novembre inaugurerà la stagione il soprano Alice Rossi con Luca De Grazia al pianoforte e interverrà anche il sindaco Marco Borradori; il 25 novembre sarà la volta del soprano Olga Angelillo e del mezzosoprano Mirea Marchetto Mollica, con al pianoforte Luca Ratti e Dario Garegnani al clarinetto. La conclusione della rassegna, il 9 dicembre, sarà affidata all’ensemble ‘Il Bell’umore’ che si cimenterà in un programma dedicato alla musica per l’avvento dall’VIII al XVI secolo. 

 

LiederDialoghi
Il dialogo è principio cardine dell’esistenza, il dialogo è principio dinamico di ogni società, il dialogo è e deve essere sempre motore primo di confronto, crescita, analisi. Il concetto alla base dell’idea stessa di dialogo è qualcosa di molto musicale: che si tratti di un dialogo armonico, melodico, ritmico, storiografi co, biografi co o di qualsiasi tipo, alla base di tutto c’è un ritmo, uno svilupparsi nel tempo e nei tempi. Il bello è che, spesso, più distanti sono le voci dialoganti, più lo scambio e la relazione si fanno intriganti. Quasi un flirt – platonico – nel quale sorrisi, sguardi, intenzioni, cedimenti, reticenze e fantasie, oltrepassati i mille fi ltri maiuscoli che il Tempo ha posto loro inopinatamente innanzi, riescono a distillarsi in un concentrato potentissimo di umanità e vita. I dialoghi sono infi niti, possiamo sperare di intersecarne quanti più possibile. La nostra intenzione è di evocarne, cantando. Lied è canto, lied è poesia. Laddove queste due essenze di uniscono, nasce qualcosa che è sempre migliore della somma dei due elementi. Nasce un rapporto, un confronto o uno scontro. Il nostro ascoltare è un dialogo multiplo; se basta una parola per evocare direttamente qualche elemento del nostro vissuto con cui relazionarci, anche una pausa, una risonanza è ampiamente suffi ciente per dischiudere in modo vivido il nostro bagaglio. Perché se la nostra mente non distingue una esperienza realmente vissuta da una vividamente immaginata [Maxwell Maltz, Psicocibernetica], nulla meglio di un canto può generare dialoghi inattesi. 

 

LiederPoesia:
Morte, Rinascita, Trasfi gurazione Il programma che apre la nostra stagione musicale è, probabilmente, uno dei più audaci che si siano potuti gustare nei sette anni di programmazione di Liederchanto. Il soprano Alice Rossi e il pianista Luca De Grazia hanno scelto di condurci in un itinerario attraverso testi e ispirazioni che trattano ciò che di più prezioso possediamo. Prezioso in quanto certo, imprescindibile e tremendo. Il rapporto con la nostra mortalità procede in poesia attraverso innumerevoli ispirazioni, e il LUGANO 2018 Chiesa Evangelica Riformata IV edizione viale Cattaneo, 2 LiederDialoghi Dario Garegnani, direttore musicalea contatto. Se la presenza di Schubert è imprescindibile nella letteratura liederistica, per quantità e qualità, è ancora più preziosa quando serve a sostenere un tessuto intricato, che si spinge fino al pieno Novecento di Kurtàg passando, non per caso, dalla poesia lucida e allucinata, distante ma perfettamente chiara a sé stessa della scrittura musicale di Webern.
La distanza apparente tra linguaggi così diversi non deve spaventare, in nessun modo. Il confronto e il sostegno costante di Schubert servirà a cardare questo tessuto così ingrovigliato. Ritornando ogni volta alla distesa e limpida ispirazione di quest’ultimo potremo, ogni volta, godere del viaggio verso poetiche lontane; potremo gustarne la distanza e contemporaneamente filare noi stessi un nostro personale, ordinato, tessuto di poesie. 

 

LiederPlurale:
Vox, Flatus, Pulsus
Isidoro, nelle Etymologiæ, definisce il suono in tre modi, Voce, Soffio e Pulsazione. Il secondo appuntamento della stagione segue un pensiero tutto sommato simile. Se una definizione davvero appagante di Lied esistesse veramente, non potrebbe in alcun modo esimersi dal considerare non solo le varie esperienze storiche, linguistiche, stilistiche. Dovrebbe contemplare anche una analisi anatomica del suono di cui si fa voce. 
I protagonisti di questa serata desiderano esplorare in modo plurale il suono liederistico in alcune delle sue forme. Sarà un viaggio nel suono, prima ancora che nella poesia di cui si rende espressione. La presenza di Pärt, compositore estone tra i più ispirati e allo stesso tempo lucidi tra i viventi, è una provocazione. Può un canto, un Lied, comunicare con noi attraverso la rarefazione, la distillazione più estrema, fino all’assenza di una vera voce, fino all’assenza di molti dei parametri cui tanto siamo affezionati? Canto come puro suono e puro pensiero verticale. Le combinazioni possibili sono infinite, e lo dimostra la presenza di un canto strumentale withoutwords, senza parole persino nel suo titolo. La voce del clarinetto si inserirà, dialogante, ad arricchire l’impasto sonoro di un lied plurale, quello del soprano Olga Angelillo, del contralto Mirea Marchetto Mollica e del pianista Luca Ratti. Due voci si faranno una nei lieder di Mendelssohn per tornare talvolta a dividersi nell’esplorazione del colore interiorizzato di De Falla e in quello fantasioso e decorativo di Saint-Säens. Non poteva mancare il pastore sulle rocce, l’ultimo triplo lied di Schubert. Il dialogo tra soprano, clarinetto e pianoforte, tra eco virtuale e reale, tra distanza spaziale e distanza del sentimento è una silloge completa e testamentaria del grande autore tedesco: come tale è completa, perfetta, scalpellata nell’aria con vigore tale da suonare, ancora oggi, definitiva. 

 

LiederAttesa:
Ecco’l Messia

Il riconoscimento della nascita del Messia da parte del mondo è un Lied che risuona da sempre nelle scritture e nelle tradizioni. Il dialogo tra la luce e le tenebre, tra l’attesa e l’avvenimento, tra i presenti e gli assenti, tra chi attende risposte e chi si fa risposta. Il racconto dell’attesa è un dialogo dell’uomo con sé stesso, che necessita di essere cantato. L’ensemble milanese Il Bell’umore propone, a chiusura della stagione, una ricerca molto personale, tra l’VIII e il XVI secolo, intorno alle musiche che questa attesa l’hanno raccontata, descritta, evocata e esaltata. Le melodie che ascolteremo attingono a sonorità talmente radicate nella nostra cultura sonora da essere ormai parte genetica del nostra idea di canto. Queste musiche antichissime dialogano ancora con noi, perché ci parlano di una attesa congenita e sempre attuale, forte ancora perché in cerca di una epifania, di una manifestazione. La provenienza popolare, devozionale o innodica del repertorio affrontato da ensemble, liutista e voce narrante ci regala un passaggio temporale avvolgente verso le sorgenti della nostra idea di canto. Che caratteristica deve avere, un canto, per vincere il tempo senza tradire nemmeno una virgola di se stesso?